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Una riflessione su Stefano Origone, il giornalista picchiato dalla polizia

A picchiare Stefano Origone, giornalista di Repubblica, sono stati dei poliziotti. A soccorrerlo sono stati dei poliziotti

Prima di parlare di quanto successo ieri a Genova bisogna tenere a mente questo. Indossare una divisa non implica l’eliminazione della propria identità, e lo stesso vale per le idee politiche. Come non si può generalizzare sui poliziotti così non si può fare nemmeno sui manifestanti.

A Genova in certi ambienti esiste un odio più o meno latente nei confronti della polizia, che ad alcuni può apparire assolutamente incomprensibile, come nel caso del governatore della regione Toti, che ha così commentato:

Ma perché i cortei antifascisti finiscono sempre per prendersela con i poliziotti? A me sembra davvero uno strano modo di difendere la democrazia prendere a sassate chi lavora per la nostra sicurezza e paralizzare una città per protestare contro venti (venti contati!!!) sciagurati che dicono scempiaggini in piazza. Tutto questo non credo davvero sia degno della medaglia d’oro di Genova.

Giovanni Toti si dimentica di parlare del giornalista Stefano Origone

Forse Toti, che con Genova ha davvero ben poco da spartire, si è dimenticato cosa successe nel 2001 alla scuola Diaz, e il pestaggio del giornalista Mark Covell. Quello che è successo ieri ne è una triste eco, per fortuna però niente di più. Perché la realtà è diversa: il capo della polizia e il questore di Genova hanno subito avviato un’indagine interna, hanno identificato gli agenti che hanno condotto la carica, il funzionario che l’ha ordinata. Il risultato delle indagini sarà consegnato alla magistratura per verificare se c’è stato un uso sproporzionato della forza e da parte di chi. Forse il governatore Toti si è dimenticato di menzionare tutto ciò nel suo post di condanna agli antifascisti. Si è dimenticato di scrivere che Stefano Origone dovrà essere operato per le ferite riportate.

Chi si ispira al fascismo non deve essere giustificato

Parlare poi di venti (venti contati!) presenti al comizio come giustificazione è ancora più insensato. Qualsiasi partito che si ricollega esplicitamente a idee fasciste deve essere ripudiato: oggi sono venti, domani magari cento e quando saranno in troppi capiremo che è ormai troppo tardi per agire. Una città come Genova, medaglia d’oro al valor civile, che si è liberata da sola dal nazifascismo non può accettare provocazioni dall’estrema destra. Soprattutto se il comune permette a neofascisti dichiarati di manifestare ma rifiuta di patrocinare il Liguria pride (i diritti di alcuni interessano, altri no a quanto pare).

La violenza, da qualsiasi parte venga, va comunque sempre condannata. Ancora di più se proviene da chi dovrebbe difenderci.

Camilla Gaggero