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Sfollati di Genova: “Autostrade ci aveva sempre rassicurati che con la loro manutenzione non ci sarebbero stati problemi”

Ogni giorno, poco prima dell’inizio della zona rossa, gli sfollati di Genova si incontrano e si fermano a parlare nei gazebo posizionati nell’area

Probabilmente è un modo per stare in compagnia di persone che stanno provando lo stesso dolore, quello di vedere la propria casa a pochi metri di distanza senza poter entrare. Ma è anche un modo per incontrare di nuovo quelli che meno di un mese fa erano i propri vicini e che invece adesso risiedono distanti. Ennio Guerci, membro del comitato degli sfollati di Genova, racconta la loro nuova vita

Conduciamo una vita nomade, al di fuori delle nostre abitudini. Siamo continuamente sballottati da una parte all’altra, ci sono spesso incontri da seguire per capire la nostra situazione. Ma risulta difficile muoversi in una città divisa in due. Non abbiamo più il nostro spazio, la nostra ancora di salvezza che è la casa. Però siamo determinati a ricostruire le nostre vite. I genovesi hanno un carattere duro, scorbutico, ma non demordono tanto facilmente.

Gli alloggi per gli sfollati

In una ventina di giorni oltre la metà delle famiglie ha già ottenuto un alloggio dal comune ed entro ottobre-metà novembre dovrebbero essere tutti accontentati. Al momento le famiglie senza alloggio hanno trovato una sistemazione in albergo, oppure presso amici o parenti. Ma c’è anche chi preferisci trovarsi da solo un appartamento e il Comune provvederà a pagarne l’affitto. Entro l’arrivo del freddo ogni famiglia dovrebbe avere un tetto sopra alla testa, “ovviamente provvisorio poi ci sarà il discorso degli indennizzi“, precisa Guerci. Ai problemi logistici se ne aggiungono però altri:

ad esempio con le utenze. Avendo le case ancora intatte, molti gestori dicono che il contratto è di una seconda casa, anche se c’è una delibera del comune secondo la quale non possiamo entrare nelle nostre case. Può sembrare un piccolo problema, ma per noi significa ulteriori preoccupazioni.

Negli sfollati di Genova il desiderio di cominciare una nuova esistenza è forte, ma per farlo sono necessari anche i ricordi del passato. Per questo la notizia del ministro Toninelli della possibilità di poter rientrare per qualche ora nelle proprie abitazioni è stata accolta con grande entusiasmo. Guerci vorrebbe poter recuperare il pianoforte del figlio, sebbene si renda conto che non sarà possibile, perché la finestra di tempo sarà limitata. “Comunque prenderei molti libri e dischi che per me rappresentano momenti importanti. Non sono cose di estremo valore dal punto di vista venale, ma hanno un alto valore affettivo e credo che sia così per tutti”.

“Non ci sentivamo in pericolo, Autostrade ci aveva  sempre rassicurato”

Alcuni sono riusciti a rientrare nei primissimi giorni dopo il crollo, anche più volte, mentre altri nemmeno una e hanno dovuto abbandonare la propria casa di fretta. Una casa che sembrava sicura, nonostante il ponte instabile. Guerci spiega come nessuno avesse la percezione del pericolo di un possibile crollo:

Non ci sentivamo in pericolo, abbiamo sempre avuto rassicurazioni da Autostrade che con la loro manutenzione non ci sarebbero stati problemi. Ce l’avevano detto anche un mese prima, il 18 luglio, in Consiglio Comunale, dove eravamo stati ricevuti insieme ad Autostrade alla presenza di tutto il Consiglio Comunale di Genova. In quell’occasione alle nostre domande circa le manutenzioni, i rumori e i disagi ci avevano ancora rassicurato che grazie alla loro manutenzione non avremmo corso rischi.

La rabbia verso la Regione e il Comune

sfollati
Fonte: la nuova bussola quotidiana

Il 4 settembre gli sfollati hanno mostrato una certa rabbia nei confronti della Regione, per essere stati “trattati da cani” e “sballottati da una parte all’altra come pacchi postali”. In realtà Guerci precisa come la Regione e il Comune stiano cercando di affrontare al meglio l’emergenza e spiega il perché di quella manifestazione d’ira:

Alla mattina abbiamo scoperto di non poter occupare la solita gradinata che contiene circa una cinquantina di persone; ci avevano riservato una salettina con un televisore e posto per 10 persone. In una situazione già difficile come la nostra, trovandosi di fronte a un’indelicatezza di questo tipo, ci ha fatto un po’ arrabbiare e abbiamo avuto questo sfogo. All’interno c’è stato qualche coro, ma nessun insulto né parole di protesta vivace. Si è trattato solo di un tentativo di mettere la nostra situazione ancora più all’attenzione di tutti.

Gli sfollati  in seguito hanno avuto un incontro con Bucci e Toti, con i quali si sono chiariti. “Finché le cose vanno avanti così nulla da eccepire”, ha concluso Guerci.

Camilla Gaggero

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