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Scuola, i programmi da fare non devono essere più importanti dei ragazzi

“Ma a che serve fare tutto così, sempre in affanno, senza riuscire a trattenere nulla, perché non c’è il tempo di lasciarlo sedimentare?”

È la domanda scocciata di uno studente delle superiori al suo professore, Alessandro D’Avenia, che ha offerto un’ottima risposta nel suo libro L’arte di essere fragili. L’alunno ha constatato uno dei gravi problemi della scuola italiana: l’assenza di tempo. A volte i professori, sopraffatti da mille impegni, perdono di vista il loro compito. Si convincono che sia finire il programma, perché è quello che chiede il Ministero, poco importa quanto resterà agli alunni, l’importante è poter dire di averlo fatto.

Lo stesso D’Avenia ammette di aver commesso quest’errore: “Mi ero lasciato programmare dal programma, invece di mettermi al servizio della bellezza, del compimento delle vite a me affidate”. La scuola deve educare alla bellezza, perché, come scrisse Dostoevskij, sarà proprio la bellezza a salvare il mondo. Qualcosa è andato storto se tra i libri più odiati dagli italiani ci sono i grandi classici come la Divina Commedia, Promessi sposi I Malavoglia. Sono testi che il più delle volte vengono letti a brani, analizzati per intercettare ogni figura retorica o scelta stilistica dell’autore. Perdendo così di vista la totalità dell’opera e trasformandola in un noioso esercizio grammaticale. Così la Divina Commedia diventa un libro fra tanti, un oggetto culturale da consumare. Vittima del consumismo imperante per cui solo ciò che è utile ha senso.

La scuola dei sogni

Sogno una scuola che si occupi della felicità degli individui; e non intendo un luogo di ricreazione e di complicità tra docenti e alunni, ma uno spazio in cui ognuno trovi il dono che ha da fare al mondo e cominci a lottare per realizzarlo, in cui ciascuno trovi un’ispirazione che abbia la forza di una passione profonda, che gli dia energia per nutrirsi di ogni ostacolo. Sogno una scuola di rapimenti, una scuola come bottega di vocazioni da coltivare, mettere alla prova e riparare. [….]
Sono le cose inutili, come i sogni, come la letteratura, che dobbiamo salvare, soprattutto a scuola. La letteratura serve a generare domande e a viverle, serve alla felicità perché ne è la mappa.

Sono le parole di un uomo come Alessandro D’Avenia, che ha trovato la propria passione nella vita e l’ha coltivata nel mestiere di insegnante. Purtroppo l’amore verso ciò che si insegna è sempre più raro da trovare, anche tra i professori universitari. All’Università di Lettere ci si laurea leggendo decine di manuali di storia della letteratura e pochissimi libri. Il nozionismo vince sulla bellezza.

Camilla Gaggero

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