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Scuola, “Perché gli extracomunitari entrano dalla stessa porta dei bambini?”

La scuola dovrebbe essere luogo di inclusione

Non tutti però la vedono in questo modo. Come riportato da La Repubblica, a Genova a metà maggio un genitore ha notato quella che a lui sembrava un’attività sospetta: adulti extracomunitari che entrano nella stessa scuola dei bambini genovesi. L’uomo ha così segnalato l’anomalia della scuola elementare De Scalzi-Polacco direttamente al Comune, all’Assessore dell’Istruzione Francesca Fassio. L’assessore si è occupata subito del caso, chiamando la dirigente per indagare. Bisogna capire perché quelli che appaiono “essere sicuramente extracomunitari” entrano dalla stessa porta dei bambini. Sarebbe meglio forse una porta sul retro, come ai tempi della segregazione razziale.

La dirigente ha spiegato all’assessore che in quella scuola, al piano terra, in locali separati dalle classi dei bambini, si tengono corsi scolastici per l’apprendimento dell’italiano, rivolti a stranieri. Corsi finanziati dal Ministero e di cui Francesca Fassio dovrebbe essere a conoscenza. Sarebbe comunque bastato leggere la descrizione delle attività proposte presente sul sito per evitare una telefonata tanto imbarazzante.

La reazione degli insegnanti

L’evento è stato fatto passare sotto silenzio, ma ha molto amareggiato gli insegnanti della scuola, che hanno deciso di spedire una lettera a tutti i genitori. Il genitore, che ha preferito appellarsi al Comune piuttosto che chiedere spiegazioni direttamente alla scuola, sembra infatti richiamare una realtà già conosciuta da quell’edificio. La scuola De Scalzi è stata co-intitolata nel 2001 ai fratelli Polacco, figli del custode della Comunità ebraica genovese, che furono deportati con i genitori durante la retata alla Sinagoga del 3 novembre 1943, e morirono ad Auschwitz. La scelta era ricaduta proprio su questa scuola perché nel 1938, dopo la promulgazione delle Leggi Razziali, era diventata sede di classi separate per i bambini ebrei: ancora oggi in archivio si possono leggere i registri dedicati alla “razza ebraica”. Come ricordato nella lettera,

All’epoca sì che quei bambini e i loro docenti entravano ed uscivano da un ingresso diverso dagli altri! Anche per questo, ci pare significativo e al tempo stesso incoraggiante, che proprio questo edificio sia ora sede di un corso di Lingua Italiana per stranieri che accoglie e include tutti.

La reazione alla lettera è stata positiva. Un genitore ha anche chiesto di poter organizzare una festa assieme agli studenti adulti dei corsi ministeriali. Rimane però da chiedersi se il comportamento l’Assessore si sia comportata in modo appropriato.