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Genova dopo il crollo del ponte è in ginocchio, non mentite

Il giorno dopo il crollo del ponte Morandi, il numero delle vittime continua ad aumentare

Sono 39i morti accertati. A dichiararlo è il sottosegretario ai Trasporti Rixi al Fatto  Quotidiano. Tra loro tre minori, di 8,12 e 13 ani. E purtroppo il bilancio sembra destinato a salire. Sono stati più i cadaveri estratti dalle macerie che i feriti. Poteva andare peggio: il ponte poteva colpire i palazzi vicini, schiacciare la strada sottostante oppure i capannoni dell’Ansaldo e dell’Amiu. Poteva andare peggio, è vero: ma è una magra consolazione.  La tragedia umana è di fronte agli occhi di tutti, ma chi non conosce Genova non può comprendere l’enorme danno economico.

Genova già da anni è in crisi e il crollo della sua via principale non migliorerà la situazione. Nella mia città, quando qualcuno cerca lavoro, la risposta è quasi sempre: “Qui non c’è lavoro, non c’è lavoro per nessuno. Se puoi vattene“. Alcuni lo fanno, mai il cuore rimane sempre racchiuso tra il mare e le montagne, con il desiderio di tornare. Come nella canzone popolare Ma se ghe pensu, canticchiata da tutti i genovesi.

Il crollo del ponte dell’autostrada, fondamentale per i trasporti genovesi, costituirà un danno immenso


Il sindaco Bucci ha previsto queste preoccupazioni, affermando in conferenza stampa che “Genova non è in ginocchio. C’è stata una grande reazione da imprese e cittadini: Genova non è in ginocchio”. Per due volte ha ripetuto che Genova non è in ginocchio. Ma non è vero. Il ponte Morandi collegava la città con la Francia, il Piemonte e la Lombardia, il Ponente con il Levante, come fa a non essere in ginocchio? Ogni anno passavano da quel ponte oltre 25,5 milioni di vetture, circa il 30 per cento del traffico in uscita da Genova. In un capoluogo in cui costantemente si rimane bloccati in code infinite, sembra impossibile poter dirigere altrove il traffico.

Non solo i privati genovesi subiranno i danni del crollo. Di lì passavano anche i camion che dalla Francia e dal Piemonte per rifornire attività commerciali e industrie. A questo si aggiunge il danno al turismo, che vale il 15 per cento del pil: lombardi e piemontesi, vista le difficoltà logistiche, potrebbero decidere di andare altrove.

Infine il porto

Genova è soprattutto il porto, che garantisce 54 mila posti di lavoro. Crollando il ponte ha danneggiato i binari che portano ai moli: “La linea è coperta di macerie, chiederemo di intervenire subito, sennò i danni per il porto saranno enormi”, ha affermato Rixi. Togliere le macerie sarà una delle tante priorità nei prossimi mesi. Per fortuna il ponte è crollato per lo più nel letto del fiume, ma in una città in cui la pioggia uccide. i letti dei fiumi nella stagione di maggior pioggia, settembre-ottobre, devono essere liberi. O conteremo altri morti, di nuovo.

Genova si rialzerà

I genovesi non fanno altro che mugugnare, ma sono anche testardi, per cui sicuramente reagiranno. Ma ci vorrà tempo per tornare alla normalità. Allora sono un insulto le parole del sindaco Bucci:

Se organizziamo bene la mobilità potrebbe non esserci alcun impatto e magari da un problema potrebbe nascere un’opportunità

Come fa dalla morte e dalla distruzione nascere un’opportunità?

Non ditemi che la mia città non è in ginocchio. Non mentite.

Camilla Gaggero