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Gatto cucinato per strada: gesto indifendibile

Le immagini di ieri del gatto cucinato per strada da un immigrato hanno scosso l’opinione pubblica

Qui il video, non adatto a un pubblico sensibile:

Le immagini sono sconvolgenti. Un uomo cerca di cuocere un gatto per mangiarselo, mentre una donna gli urla contro per fermarlo. Secondo quanto riportato da La Nazione, l’uomo ha 23 anni, non ha precedenti penali ed è originario dalla Costa D’Avorio. In Italia dal 2018, dopo essere stato ospitato dal centro per immigrati “Le Caravelle” nella vicina Riotorto, ha richiesto la protezione internazionale, che gli è stata però rifiutata. Al momento è in attesa della rivalutazione del suo caso da parte del tribunale di Firenze ed è senza fissa dimora.

La sinistra non difenda l’indifendibile

Sia nel video sia in caserma si è difeso affermando che ha compiuto quel gesto perché spinto dalla fame. Ma qualsiasi giustificazione è inaccettabile. Eppure c’è chi ha cercato di attenuare la gravità del fatto, come Meryem Ghannam, sardina e vegetariana da 16 anni, che non condivide il gesto, ma lo capisce:

“Questa emergenza ha gravato sulle entrate di molte famiglie. E non mi meraviglio se una persona presa dalla fame e all’esasperazione cucinasse il primo animale che si trova davanti. Si chiama istinto di sopravvivenza. Se avesse avuto scelta sicuramente sarebbe andato in un supermercato e avrebbe comprato del cibo salutare come ogni altra persona anziché rischiare di essere infetto da chissà quali malattie l’animale si porta addosso”.

Ma se si è senza sostegno economico, si cerca aiuto nelle associazioni di quartiere. Se non si conosce nessuno e si è disperati si ruba. Non esiste cucinarsi un gatto per strada. E quelli di sinistra che cercano di difenderlo prestano soltanto il fianco alle polemiche della destra, perdendo ogni briciolo di credibilità.

Sono certa che se al posto di un immigrato ci fosse stato un italiano, nessuno lo avrebbe compreso. Ma italiano o straniero non fa alcuna differenza: quanto accaduto va condannato senza se e senza ma. E anche richiamarsi alla seconda guerra mondiale, quando i gatti venivano mangiati per sopravvivere, è assolutamente tendenzioso: non siamo in guerra, non c’è bisogno di giungere a soluzioni così estreme.

Solo restando obiettivi è possibile contrastare la propaganda della destra, che non ha certo perso tempo, godendo di un evento così favorevole alla propria campagna d’odio. Bisogna reagire con obiettività, condannare quanto accaduto, ma anche spiegare l’esigenza di non generalizzare: se un uomo commette un reato, non vuol dire che tutti quelli della sua etnia lo commetteranno.

C’è qualcosa di strano nella vicenda del gatto cucinato per strada

Detto ciò, e ribadito con forza che non esiste giustificazione a quel video, rimane comunque qualcosa di strano. Se si è disperati si ruba del cibo, non si cucina un gatto. Ma soprattutto non lo si fa in pieno giorno, di fronte alla stazione e con quattro legni messi in croce che a stento bruciano e che mandano intorno soltanto fumo. Inoltre, nessuno si mangia un animale con ancora tutto il pelo.

Non vogliamo pensare a complotti perché la dietrologia non ci appartiene, ma era giusto evidenziare queste stranezze.