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L’emergenza climatica colpirà tutti, destre comprese

L’emergenza climatica è ormai attuale: è sotto agli occhi di tutti. Non è più possibile apostrofare a cuor leggero gli scienziati come catastrofisti. I ghiacciai si stanno sciogliendo, la Siberia ha preso fuoco: non si può più negare la realtà. L’Amazzonia, il polmone verde della Terra, è in fiamme. Stiamo rischiando di perdere il 20% della produzione di ossigeno del pianeta e il 10% della biodiversità mondiale. Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe) solo da quest’anno (dal primo gennaio fino al 19 agosto) gli incendi in Brasile sono aumentati dell’83% rispetto allo stesso periodo nel 2018, mentre uno studio dell’Istituto di ricerche ambientali dell’Amazzonia (Ipam) mostra che nel 2019 il loro numero è già superiore del 60% rispetto agli ultimi tre anni.

Emergenza climatica
San Paolo al buio in pieno giorno il 19 agosto a causa del fumo degli incendi
Fonte: National Geographic

La foresta pluviale amazzonica, che rimane umida, zuppa di acqua per gran parte dell’anno, non brucia naturalmente. Gli incendi – come hanno testimoniato le istituzioni di ricerca e le organizzazioni non governative che operano in Amazzonia, tra cui IPAM – sono intenzionali. Agricoltori e grandi imprese zootecniche e agro-industriali deforestano utilizzando il metodo “taglia e brucia”, ossia appiccando incendi. Così liberano la terra dalla vegetazione e dalle popolazioni indigene. Al momento a causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto. Questo aumento nell’ultimo anno non è casuale: coincide con l’elezione del presidente Bolsonaro, dichiarato climanegazionista.

Dopo aver negato l’ospitalità al vertice sul clima COP25 perché contiene obiettivi “impossibili”, Bolsonaro ha affermato:

Il Brasile non deve nulla al mondo in relazione alla salvaguardia dell’ambiente.

Emergenza climatica
L’incendio in Amazzonia visto dal Satellite.
Fonte: Il Messaggero

Da Bolsonaro a Trump

Seguendo le orme di Trump, Bolsonaro aveva anche annunciato l’uscita dal Trattato di Parigi. Trump è un altro grande negazionista dell’emergenza climatica. Proprio lui ha definito il Trattato di Parigi come “una delle cose più stupide che abbia mai sentito nella storia della politica” e “un accordo che azzoppa gli Stati Uniti e favorisce altri Paesi”. Prima di diventare presidente tweettava:

Bisogna smetterla con questa costosissima cagata del riscaldamento globale. Il nostro pianeta sta congelandosi, temperature basse record, coi nostri scienziati del riscaldamento globale intrappolati nel ghiaccio.

Da eletto ha sostenuto più volte la necessità di tornare al carbone per rendere grande l’America. A partire da dicembre 2018 l’amministrazione Trump ha cominciato a smantellare le norme ambientali approvate durante i due mandati di Barack Obama . Tra le riforme presentate: una proposta di legge che apre alla costruzione di centrali elettriche alimentate a carbone di nuova generazione; e un’altra che, invece, apre alle esplorazioni petrolifere nelle aree protette.

Anche Salvini minimizza l’emergenza climatica

In Italia anche Salvini si è posto sulla stessa linea di Trump. Il 17 maggio alla sala stampa estera di Milano, alla domanda di una giornalista sul clima ha risposto:

Parlando di riscaldamento globale, siamo a metà maggio… io invoco il riscaldamento globale perché un freddo simile non c’è mai stato in Italia negli ultimi anni, siamo costretti a riaccendere il riscaldamento.

A gennaio di quest’anno Trump, di fronte alle ondate di freddo che hanno paralizzato gli USA, ha invocato il “vecchio riscaldamento globale”.

La posizione di Salvini non è una novità. Quando nell’ottobre 2016 l’Europarlamento votò per ratificare l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, l’ok a procedere arrivò con 610 voti a favore, 31 astensioni e 38 contrari: tutti gli eurodeputati italiani dettero il loro assenso, tranne cinque leghisti. Tra loro Fontana e lo stesso Salvini.

Il 21 agosto durante la seduta del Senato per l’apertura della crisi di governo, il Ministro degli Interni ha affermato:

Perché ovunque al mondo se trovi del petrolio fai festa perché significa ricchezza e posti di lavoro. Noi no. Noi li blocchiamo, mettiamo in discussione aziende che danno migliaia e migliaia di posti di lavoro, pensiamo di tornare indietro! La decrescita felice io non la conosco.

In nome di interessi opportunistici e di una (possibile) crescita economica, le destre stanno negando l’emergenza climatica. Negarla non è sufficiente per scongiurarne il pericolo, né per ritardarla. La maggior parte degli scienziati è concorde sulla sua esistenza. L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) nel documento “1.5 Degree Report” ha avvisato che i leader mondiali hanno tempo fino al 2030 per scongiurare gli effetti più cataclismatici del cambiamento climatico. Le emissioni di diossido di carbonio devono raggiungere lo zero netto entro il 2050, affinché l’aumento delle temperature globali resti sotto gli 1,5 gradi Celsius.

Nel momento in cui si vota abbiamo la responsabilità di controllare la politiche ambientali dei candidati. Come dicono i ragazzi del Fridays for future: non esiste un pianeta B.

Camilla Gaggero