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Educazione civica a scuola: utile solo alla campagna elettorale

Viene reintrodotto l’insegnamento di educazione civica nella scuola primaria e secondaria

La legge, fortemente voluta dalla Lega, è passata all’unanimità alla Camera con 451 voti favorevoli e solo tre astenuti. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Il ministro dell’istruzione Bussetti ha commentato positivamente la notizia, “Perché la legalità, il rispetto, le regole della convivenza si imparano a partire dai banchi di scuola. Dalle parole ai fatti, promessa mantenuta”. Peccato che sia inutile. Come si può pensare in sole 33 ore all’anno di formare il senso civico degli studenti? Soprattutto se con lo stesso disegno di legge si eliminano le note disciplinari per le elementari.

Perché l’insegnamento dell’educazione civica è inutile

Per formare dei buoni cittadini di certo non basta un’ora a settimana: servono esempi concreti e quotidiani. Alle medie facevo lezioni di questa materia: ricordo soltanto che ci mettevano con i banchi a ferro di cavallo. Nient’altro. Ricordo invece come mi abbia dato eccellenti lezioni di civiltà la mia professoressa di matematica al liceo, sempre devota al suo lavoro nonostante una grave malattia agli occhi. Quando risolvevamo i grafici di funzione o qualsiasi altro problema pretendeva che scrivessimo ogni passaggio con precisione e in successione: non bastava arrivare al risultato giusto, bisognava essere ordinati. Perché? In una delle ramanzine che le capitava spesso di farci ci spiegò come fosse importante che ogni lavoro si facesse con attenzione e cura: “Voglio che il medico che mi opera stia attento a quello che fa, che l’architetto che progetta un ponte non lo faccia di fretta. Altrimenti il ponte crolla“.

Ecco perché si arrabbiava tanto anche per un banale errore di distrazione. E quando nella mia città è crollato il ponte il 14 agosto dell’anno scorso ho ricordato le sue parole. Sebbene fosse molto severa, quando è stata assente per due giorni consecutivi, senza preavviso, abbiamo pensato fosse successo qualcosa di grave, perché era insolito per lei. Era morto suo padre: il giorno dopo la mia classe le ha inviato un telegramma di condoglianze.

Lei mi ha insegnato che intelligente non vuol dire essere furbo. In Italia spesso a chi studia e si impegna si preferisce il furbo, quello che riesce a evitare gli ostacoli, che raggira le persone. Non ci dava mai i compiti per casa, diceva che ognuno doveva fare tanti esercizi in base alle sue necessità. Prima di ogni lezione c’era sempre qualcuno che chiedeva la correzione di un problema che non era riuscito a risolvere: così mi ha insegnatola responsabilità.

Finito il liceo scientifico ho intrapreso studi umanistici: forse non saprò più risolvere gli integrali, ma ricordo ancora molti suoi insegnamenti. E così quelli di altri professori, come quelli dell’insegnante di italiano, che un giorno ha invitato un membro dell’associazione Libera per parlarci di Falcone e Borsellino. Lì ho capito che definire i due magistrati eroi era sbagliato: erano uomini comuni che hanno fatto una scelta coraggiosa. Non devono essere innalzati su un piedistallo per farci sentire la nostra coscienza più pulita. Il mio insegnante di ginnastica delle medie, un uomo molto particolare, mi ha insegnato che la classe è come la società. Se qualcuno si comporta male ci rimettono tutti.

Non solo la scuola, l’educazione civica inizia in famiglia

 Il Sole 24 prescrive che i temi affrontatati spazieranno «dalla Costituzione alla storia della bandiera e dell’inno nazionale, all’educazione alla legalità a quella ambientale e alla cittadinanza digitale (compresa l’attendibilità delle fonti sul web, vedi le fake news) oltre che al rispetto dei beni pubblici comuni e al patrimonio culturale». Per insegnare tutto questo 33 ore non bastano, come non basta soltanto l’esempio dei docenti. Soprattutto se viene meno la collaborazione tra questi e i genitori, fondamentale per il benessere degli studenti. Così in un gruppo di insegnanti su Facebook una maestra scrive un po’ amareggiata:

Chiacchierando con bambini.
“Avete paura di andare alle scuole medie l’anno prossimo?“
“No perché se tu comporti male ti sospendono e ti lasciano a casa.
E non è vero che ti bocciano. I prof lo dicono solo per spaventare.
Mamma dice che senza il suo permesso nessuno mi può bocciare. Quindi non vedo l’ora di andare!”

I genitori devono essere i primi a dare il buon esempio. perché l’educazione civica comincia proprio in famiglia. Smettere di minimizzare l’importanza dell’insegnamento scolastico potrebbe essere un primo passo importante. Così forse diminuirebbero anche i casi di aggressione al personale scolastico.

Anche la politica deve fare la sua parte

Infine non bisogna dimenticare le responsabilità della classe politica. La Lega adesso vuole spiegare ai ragazzi l’importanza della bandiera e dell’inno nazionale, eppure fino a qualche anno fa proprio loro bruciavano il tricolore e preferivano Va pensiero all’Inno di Mameli (e qualcuno probabilmente ancora oggi). Vogliono insegnare la legalità ma il loro partito ha rubato 49 milioni e può restituirli in comode rate. E proprio il segretario della Lega Matteo Salvini ha più volte attaccato gli insegnanti come casta di privilegiati con tre mesi di ferie all’anno.

Educazione civica è anche confrontarsi apertamente con i propri avversari politici. Senza ridicolizzarli o farli passare come nemici della patria. Senza paragonarli a bambole gonfiabili.

Camilla Gaggero