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Carlo Giuliani non era un eroe, ma i no global avevano ragione

Non volevo scrivere di Carlo Giuliani

Non perché non sappia cosa sia successo quando io avevo solo 5 anni. Chiunque nato a Genova conosce bene, fin troppo bene, la “macelleria messicana” della Diaz, il sangue dei manifestanti sulla strada, le torture di Bolzaneto. Non volevo scriverne perché, a distanza di 17 anni, tra le tante versioni che si sono sentite, c’è solo una certezza. Un ragazzo di 23 anni è morto. E questa è una sconfitta per lo Stato. Per questo avrei preferito tacere, ma i numerosi articoli letti ieri e la bacheca di Facebook invasa da post indignati mi hanno portato a cambiare idea. A volte è necessario parlare e schierarsi.

Perché Carlo Giuliani era in Piazza Alimonda quel giorno


Per alcuni era soltanto un giovane che voleva andare al mare, aveva il costume indosso. Ma si è fatto travolgere dagli eventi e si è trovato in mezzo alla manifestazione, un po’ per caso. Completamente estraneo al movimento no global, è morto perché a Genova il morto ci doveva scappare, e lo sapevano tutti. Un agnello sacrificale sull’altare della globalizzazione. Non proprio un quadro edificante. Così Saverio Tommasi ha descritto a Fanpage Carlo, “un ragazzo che quel giorno aveva voglia di salsedine e di sole”. Per altri Carlo invece aveva deciso di scendere in piazza. Era lì per manifestare il suo dissenso, per lottare per un mondo migliore e per Giorgio Cremaschi aveva ragione, e per questo è stato ucciso.

Due versioni non facilmente compatibili. Ma non tutti difendono Carlo: aveva un passamontagna sul volto, un estintore in mano pronto ad essere scagliato contro il Defender dei Carabinieri. Carlo era un facinoroso, un violento. Una tuta nera. E Placanica, anche lui 23enne, si è soltanto difeso, era ferito alla testa e la vista era offuscata per i lacrimogeni. Peccato che dopo la morte il corpo di Carlo Giuliani sia stato deturpato dagli agenti spaccandogli la testa con una pietra. Appena arrivate le telecamere è cominciato un inseguimento verso un manifestante al grido di “L’hai ucciso tu”. Ma più che un inseguimento è stata una corsetta di 20 metri, giusto per fare un piccolo spettacolo.


Placanica ha reagito per legittima difesa. Ma ha affermato che voleva sparare in aria. Il colpo sarebbe stato deviato da una pietra (forse la stessa immaginaria che avrebbe ucciso Carlo?). L’autopsia ha rivelato che il colpo è stato sicuramente diretto, e non deviato. Placanica era ferito, per questo era sul Defender. Poco prima delle violenze di Piazza Alimonda un’ambulanza era arrivata per un manifestante ferito. Perché non si è pensato anche al Carabiniere? Placanica ha sparato a Carlo Giuliani. Anche su questo ci sono dei dubbi, perché il tipo di proiettile trovato non viene usato dai carabinieri di leva.

Ancora oggi le certezze sono poche

Carlo Giuliani è stato ucciso. Probabilmente non doveva trovarsi lì, non doveva mettersi il passamontagna né tanto meno afferrare quell’estintore. Ma la verità è che del G8 non si può ricordare solo lui. Nè le violenze della Diaz o le torture di Bolzaneto. Bisogna ricordarle perché giustizia non è stata fatta e per impedire che eventi del genere accadano in futuro. Ma i no global avevano ragione a protestare. 8 persone sedute intorno a un tavolo non possono decidere il futuro del pianeta. E migliaia di persone sono scese in piazza, in modo pacifico, per affermarlo. 8 persone non valgono più di 7 miliardi.

Questo aspetto del G8, il più importante, all’origine di tutto, è passato in secondo piano. Per questo a chi era contrario alle manifestazioni fa comodo ricordare Carlo. Fa comodo che sia morto perché così l’attenzione si è focalizzata su di lui, dimenticando i no global. Oppure etichettandolo tutti come violenti. E così ogni anno c’è un politico che pensa a screditare la memoria di Carlo, con le conseguenti, attese e scontate, reaziomi. Nell’estate 2017 il Consigliere Pd di Ancona aveva scritto su Facebook: “Non mi mancherai Carlo Giuliani”. Ieri Francesca Corso, consigliere della Lega e presidente della commissione “Pari Opportunità” del Comune, ha chiesto di rimuovere il cippo in ricordo del ragazzo.

Carlo Giuliani non era un eroe. Ma i no global avevano ragione e manifestavano per una causa giusta. Peccato che nessuno lo ricordi.

Camilla Gaggero