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17 settembre 1944 è uccisa la partigiana Rita Rosani

Il 17 settembre 1944 l’uccisione della partigiana Rita Rosani

Ebrea della Cecoslovacchia (il cognome originario è Rosenzweig), Rita Rosani insegnava nella scuola ebraica a Trieste. Nel 1938 fu anche lei vittima delle leggi razziali ma, insieme alla famiglia, decise di non abbandonare la città.

In seguito all’armistizio convinse i familiari a rifugiarsi in un paesino del Fiuli, salvandoli così dalla deportazione. Lei invece sceglie di partecipare al movimento resistenziale, prima in attività clandestine a Portogruaro, poi a Verona dove si occupò dell’organizzazione dei collegamenti tra formazioni partigiane.

Successivamente fondò una sua banda partigiana, “Aquila”, che, composta all’inizio solo da quattro partigiani, combattè per mesi in Valpocella e nella zona di Zevio.  Un anno dopo la banda contava quindici membri ed aveva la base sulla baita sul Monte Comun. Accerchiati durante un rastrellamento, i suoi compagni la invitarono a fuggire approfittando di un diversivo, ma lei rispose: «Vuialtri g’avì voia de scherzare». Rita si gettò nella mischia, dove i nazifascisti la ferirono e catturarono.

“La Rosani presentava uno squarcio al fianco sinistro, ricoperto da molto sangue coagulato, nonché una ferita all’occhio con foro d’uscita alla nuca. Il colpo dev’essere stato sparato certamente da un metro circa di distanza” (Deposizione in Corte d’Assise).

Rita fu uccisa da un sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana con un colpo alla testa; nel processo tenutosi nel 1945 l’ufficiale venne condannato a vent’anni di carcere, ma, liberato poco dopo, non scontò la sua pena.

Onorificenze

Rita Rosani ottenne come onorificenza la Medaglia d’oro al valor militare – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’oro al valor militare, con questa motivazione:

Perseguitata politica, entrava a far parte di una banda armata partigiana vivendo la dura vita di combattente. Fu compagna, sorella, animatrice di indomito valore e di ardente fede. Mai arretrò innanzi al sicuro pericolo ed alle sofferenze della rude esistenza, pur di portare a compimento le delicate e rischiosissime missioni a lei affidate. Circondata la sua banda da preponderanti forze nazifasciste, impugnava le armi e, ultima a ritirarsi, combatteva strenuamente finché cadeva da valorosa sul campo, immolando alla Patria la sua giovane ed eroica esistenza.